mercoledì 11 maggio 2016

Spunti di riflessione sui temi dell’Agenda Digitale ER

La regione Emilia Romagna ha intrapreso un percorso partecipativo di redazione dell'agenda digitale regionale. Faccio riferimento ai contenuti esposti in questo post e di cui si parlerà in un incontro organizzato per il 12 Maggio ,lanciando qualche idea 'pratica' che magari fa già parte della strategia regionale e qualche suggestione che non ha la pretesa di essere una teoria completa e solida.
By darwin Bell from San Francisco, USA - digitalUploaded by SunOfErat, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30988177




WI-FI
Le misure contenute nel programma secondo me vanno nella giusta direzione, tra l’altro mi piace molto che sia prevista la segnalazione degli hot spot , cosa che spesso manca.
E’ importante a mio giudizio che ovunque l’accesso sia possibile senza dovere autenticarsi con username e password , dovrebbe bastare il solo numero di cellulare. A tendere la barriera per la fruizione di questo servizio deve essere 0.


Alfabetizzazione
E’ importante che esistano ‘sportelli’ di assistenza individuale sul territorio ma secondo me sarebbe altrettanto importante una formazione ‘on the job’ più mirata ai servizi nei luoghi in cui ci si interfaccia con la PA. Mi spiego meglio, l’idea è che quando un cittadino si reca presso uno sportello fisico per espletare una pratica allora in quel luogo esso possa capire come compiere la stessa operazione allo sportello virtuale con risparmio di tempo e denaro. Le interfacce fisiche della PA dovrebbero diventare dei ‘redirect’ che rimandano alle interfacce virtuali. Se si vuole arrivare in tempi decenti ad una progettazione di servizi ‘digital first’ che fanno risparmiare molto denaro pubblico allora non si può aspettare che tutta la popolazione abbia seguito i corsi Pane e Internet.


Sempre sui servizi, legato al tema SPID, per allargare il numero di accessi alle prestazioni online forse sarebbe utile riuscire ad allargare i meccanismi di delega, può essere un modo per accelerare il ritorno di investimento sui servizi digitali.


Sui corsi PEI, che trovo utili, si potrebbe forse cercare maggiore integrazione/collaborazione con iniziative analoghe che magari già si tengono sul territorio, partendo dai punti di contatto dei programmi di formazione.


Su tema alfabetizzazione vedo la PA in un ruolo centrale nel diffondere ‘digital literacy’ presso la popolazione, è in un ruolo in cui può sfruttare la leva del ‘bisogno’ del cittadino di usufruire di servizi per spingerlo ad affacciarsi all’uso delle nuove tecnologie.



Open Data
Il portale Open Data ER è una risorsa che va sicuramente valorizzata. I dati aperti hanno bisogno che venga sostenuta una conversazione su di essi e che vengano calati in contesto.
Per farlo occorrerebbe a mio avviso che la presenza del portale ER fosse maggiormente pervasiva nei siti delle PA locali e centrali per farlo uscire dal suo isolamento ‘per addetti ai lavori’.
Servirebbe secondo me che i portali Open Data locali (spesso desolatamente poco popolati di dati) rimandassero , quando necessario, al portale regionale. Gli addetti ai lavori hanno ben presente l’organizzazione gerarchica delle informazioni presenti sui cataloghi di dati e quindi possono facilmente trovare ciò che cercano; dall’altra parte il cittadino meno esperto molto probabilmente se ha bisogno di informazioni locali partirà dal sito locale senza risalire fino al sito regionale che magari contiene la risposta alle sue domande.


In generale sarebbe a mio avviso molto utile che un sito informativo della PA contenesse collegamenti di contesto verso i portali open data. Se ad esempio vi sono pagine relative agli eventi in città ed esiste una dataset inerente, allora tale dataset dovrebbe essere raggiungibile partendo da tali pagine. Integrare maggiormente gli open data nella navigazione dei siti istituzionali aiuterebbe i dataset ad uscire dall’isolamento e a migliorare anche il posizionamento dei portali open data nei motori di ricerca .

Open data e servizi. Trovo che sarebbe utile condurre una survey sulle sollecitazioni provenienti
dall’esterno e sui servizi erogati per capire come potere rispondere partendo da dati aperti. I servizi ‘data driven’ possono essere una leva importante per sviluppare il riuso dei dati aperti.

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